PROJECT SPACE? | Dimora Artica

settembre 2017, Alberto Ceresoli

 

Di fronte ad un’evidente proliferazione di Spazi Progetto, diviene necessario affrontare un’indagine su larga scala con l’intento di comprendere il ruolo che questi giocano all’interno di un sistema dell’arte troppo spesso e forse paradossalmente accusato di elitarismo. Questa breve intervista proposta agli animatori di realtà attive sul territorio nazionale vuole sì trovare delle risposte ad interrogativi che sussistono nell’essere posti, ma in particolar modo rivolgendo l’attenzione agli obbiettivi, alla progettualità e alle difficoltà degli spazi in oggetto, vuole essere punto di partenza di un dibattito aperto a nuove domande.

 

La redazione incontra Andrea Lacarpia di Dimora Artica (MI)

Che cos’è Dimora Artica?
Fondata nel 2013, Dimora Artica è uno spazio dedicato alle nuove tendenze dell’arte contemporanea e alla riflessione sulle forme condivise dalla produzione artistica, l’immaginario mitico e la cultura popolare. Dimora Artica organizza mostre nella propria sede e in altri luoghi associando una peculiare modalità critica alla promozione dell’arte del presente.

Una breve presentazione degli animatori del progetto?
Nella mia direzione di Dimora Artica convergono anni di esperienza come curatore in spazi pubblici, gallerie e associazioni, attività che prosegue in parallelo come per esempio nella serie di mostre “Declinazioni dell’altrove”, prima stagione con cui è stata avviata l’attività espositiva di Edicola Radetzky, spazio del Comune di Milano gestito da Progetto Città Ideale, in cui sono stato coinvolto come direttore artistico nei primi due anni. Il mio interesse per le realtà indipendenti mi ha portato ad organizzare SPAZI, mostra che riunisce a Milano diversi spazi indipendenti provenienti da diverse zone italiane, che si è svolta in due edizioni (2015 e 2017). Inoltre sono coinvolto nel comitato scientifico di NESXT, festival degli spazi indipendenti curato da Olga Gambari a Torino, che dopo la prima edizione nel 2016 sta tornando con diverse novità. La fondazione e i primi anni di direzione di Dimora Artica sono stati condivisi con Luigi Massari, artista che lavora con la pittura, scultura, performance e sperimentazione musicale, in una ricerca che attraverso la disgregazione dell’ordine mira alla creazione di un ordine alternativo, quello del mito, inteso nella duplice accezione di mitologia, come retaggio del passato, e mitografia, come riscrittura del presente. Al team di Dimora Artica si sono aggiunti recentemente Nicola Gobbetto, artista che nelle proprie opere ha sviluppato una sorprendente sintesi tra diverse suggestioni provenienti da ambiti come la narrativa fantastica, la mitologia, il cinema e lo sport, e Domitilla Argentieri Federzoni, studente del corso di Visual Cultures e Pratiche Curatoriali a Brera che collabora con testate quali ATP Diary, Edizioni Zero e Cerchio Magazine.

Quali le motivazioni che hanno portato alla nascita dello spazio?
Dimora Artica nasce dal dialogo che nel 2012 avevo aperto con Luigi Massari e Diego Cinquegrana, due artisti con precedenti esperienze nella gestione di spazi espositivi (Underdogstudio a Modena e Monego a Como) e con i quali condividevo l’interesse per alcune tematiche. Dai nostri incontri è nata l’idea di aprire uno spazio autonomo, in cui promuovere gli artisti attivando una modalità critica che consideravamo mancante nell’attuale sistema dell’arte, basata sul rapporto dialettico tra innovazione e cultura tradizionale. Unendo le idee di ciascuno volevamo sviluppare liberamente un immaginario e farlo conoscere all’interno di un contesto artistico allargato.

Perchè aprire uno Spazio Progetto e non una Galleria d’Arte?
Aprire uno spazio progetto può essere un modo per rapportarsi alla ricerca artistica senza vincolarsi al vigente sistema di valori, ma creando nuovo valore simbolico per il presente.

Dimora Artica è uno spazio indipendente?
Se per indipendente si intende libero ed autonomo direi di si, ma in costante dialogo con il sistema dell’arte, in cui vuole avere un ruolo attivo.

Obbiettivi di oggi ed eventuali differenti obbiettivi per il futuro?
Tra gli obbiettivi, promuovere gli artisti con i quali si è sviluppato un rapporto costruttivo, rinnovare l’attenzione per le nuove generazioni di artisti, avviare nuove collaborazioni.

Come sopravvive Dimora Artica? Quali i costi e da dove provengono le entrate?
Le spese sono coperte dall’autofinanziamento, da donazioni e dalla vendita di pubblicazioni e multipli donati da alcuni degli artisti con i quali Dimora Artica ha collaborato. Nell’ultimo anno si è aggiunto il sostegno di Galleria Arrivada, con la quale sono state realizzate alcune mostre in stretta collaborazione.

Un pensiero critico sulla crescente apertura di Spazi Progetto?
Credo che questa tendenza sia positiva perché emancipa artisti e curatori da alcune prassi che ostacolano lo svilupparsi di una ricerca artistica autentica, ma non risolve un importante problema dell’attuale sistema dell’arte: la carenza di un pubblico oltre agli stessi artisti e curatori. Servirebbe un maggiore dialogo tra i diversi spazi e il coinvolgimento di amministrazioni pubbliche, fondazioni e sponsor privati per ottenere spazi di rilievo, risolvere il problema della sostenibilità e comunicare con un pubblico più ampio.

Dimora Artica è una realtà con una progettualità chiara e definita o in divenire?
La progettualità di Dimora Artica si sviluppa intorno all’idea di produzione artistica come mitografia del presente, un punto che resta stabile ma dal quale nascono ampie possibilità in divenire.

Due parole sulla mostra in corso o di prossima inaugurazione?
Nel mese di settembre presentiamo CERCHIO art book #3, pubblicazione stampata da Dimora Artica edizioni con le interviste a Daniele Carpi, Giovanni De Francesco e Marcello Tedesco, intervistati rispettivamente da Andrea Lacarpia, Stefano Serusi e Rossella Moratto. Carpi, De Francesco e Tedesco sono artisti particolarmente significativi all’interno di Dimora Artica, con una ricerca che negli anni è proseguita costante, e dei quali desideravo emergesse chiaramente il personale punto di vista attraverso il racconto delle diverse esperienze, condivise non solo con Dimora Artica. Oltre alla pubblicazione, la sede di Dimora Artica ospita un’opera di ciascun artista. Ad ottobre invece presentiamo un progetto di Daniele Carpi nella sezione Independent ad ArtVerona.

 

CERCHIO art book #3