PROJECT SPACE? | t-space

settembre, Alberto Ceresoli

 

Di fronte ad un’evidente proliferazione di Spazi Progetto, diviene necessario affrontare un’indagine su larga scala con l’intento di comprendere il ruolo che questi giocano all’interno di un sistema dell’arte troppo spesso e forse paradossalmente accusato di elitarismo. Questa breve intervista proposta agli animatori di realtà attive sul territorio nazionale vuole sì trovare delle risposte ad interrogativi che sussistono nell’essere posti, ma in particolar modo rivolgendo l’attenzione agli obiettivi, alla progettualità e alle difficoltà degli spazi in oggetto, vuole essere punto di partenza di un dibattito aperto a nuove domande.

 

La redazione incontra Giulia Spreafico di t-space (MI)

Che cos’è t-space?
Ci piace pensare a t-space come ad un contenitore fluido e dinamico, che si adatta alle persone che ospita. t-space è allo stesso tempo uno spazio espositivo di ricerca artistica e uno studio di fotografia. t-space è uno spazio di lavoro; ognuno può trovare il proprio posto, la propria motivazione.

Una breve presentazione degli animatori del progetto?
Il primo animatore di t-space è Rui Wu, ideatore e motore del progetto. Rui è un sognatore, un visionario (fonte inesauribile di teorie improbabili). Abbiamo dato vita insieme a t-space e da quasi due anni lavoriamo ogni giorno nel e per lo spazio. Contiamo sul prezioso aiuto di artisti e sostenitori di t-space, primo su tutti Tiziano Doria, e di due super grafici Francesco Dipierro e Anna Gialluca. Dallo scorso gennaio si è trasferito nei nostri spazi Paolo Romano (Narvalo FineArt) che in breve è diventato una presenza indispensabile.

Quali le motivazioni che hanno portato alla nascita dello spazio?
L’idea di avere un luogo che ci permettesse di sopravvivere, continuando a fare arte, che fosse nostro. Sul finire del Biennio Specialistico in Accademia a Brera era necessario trovare un luogo dove continuare a tenere vivo il confronto e la condivisione. Credevamo fermamente che il fatto stesso di avere un luogo avrebbe fatto nascere processi e idee.

Perchè aprire uno Spazio Progetto e non una Galleria d’Arte?
Abbiamo dato vita a t-space per creare un’alternativa, qualcosa che ancora non esiste, un prototipo sostenibile per vivere facendo arte. Una galleria ha altri obiettivi, comporta obblighi e investimenti che non avevamo modo di affrontare. Più che uno spazio progetto, t-space è un esperimento e come tale ci dà il grande privilegio di poter sbagliare, correggere il tiro e cambiare strada quando serve. Lavoriamo per sostenere uno spazio dove produrre contenuto culturale, dove possiamo conoscere e lavorare con altri artisti, condividere motivazioni e soluzioni. Il suo essere uno spazio di lavoro oltre che uno spazio dedicato all’arte è una caratteristica fondamentale.

t-space è uno spazio indipendente?
Questa è una domanda complessa. La natura di t-space è duplice: da un lato è uno spazio d’arte indipendente, di ricerca, un no-profit (non vendiamo e non abbiamo alcun ricavo dallo spazio espositivo); dall’altro è uno studio fotografico, specializzato in fotografia per l’arte e il design, che in futuro arriverà a sostenere completamente lo spazio espositivo. In un certo senso t-space dipende da se stesso e dalle persone che lo abitano.

Obiettivi di oggi ed eventuali differenti obiettivi per il futuro?
L’obiettivo di oggi è l’obiettivo di domani: c
ontinuare ad essere indipendenti, circondarci di persone che sostengono e allo stesso tempo mettono in crisi il nostro modo di pensare, di fare arte. Continuare a fare ciò che davvero ci nutre.

Come sopravvive t-space? Quali i costi e da dove provengono le entrate?
Le entrate di t-space provengono dallo studio, che provvede ai costi di manutenzione, affitto, luce…costi di tutti i giorni e di tutte le realtà. Lo spazio non si occupa dei costi di produzione dei lavori, che sono a carico degli artisti/curatori. Abbiamo un piccolo budget di produzione per le mostre che copre il necessario, fogli di sala, piccole pubblicazioni, il tè e le birre naturalmente.

Un pensiero critico sulla crescente apertura di Spazi Progetto?
Rui potrebbe rispondere meglio a questa domanda, vi rimando al suo blog di ricerca sugli spazi indipendenti http://cercodappertutto.blogspot.it/. Non ho un pensiero critico definitivo: stiamo ancora cercando di capire dove andranno tutte le energie che stanno dando vita a questa rete incredibile che si sta formando a Milano e non solo. Tentiamo di intuire un possibile futuro, un’evoluzione.

t-space è una realtà con una progettualità chiara e definita o in divenire?
Assolutamente in divenire. Abbiamo affidato in un primo momento la curatela delle mostre e dei progetti ad un team che ha lavorato con continuità e per oltre un anno all’immagine e al contenuto di t-space (Elena D’Angelo, Gloria Paolini e Alberta Romano). Dopo più di un anno di mostre, progetti e residenze, abbiamo capito quanto sia fondamentale per uno spazio come t-space avere una linea, un punto fermo, ma allo stesso tempo sentiamo la necessità di navigare a vista, aperti al cambiamento e agli stimoli imprevisti.

Due parole sulla mostra in corso o di prossima inaugurazione?
Si è conclusa lo scorso luglio Non Standard a cura di Mattia Giussani, una mostra collettiva di artisti emergenti attivi nel Regno Unito. La nuova stagione apre il 20 settembre, con la performance dell’artista giapponese Tatsuru Arai. Ad ottobre ospiteremo la mostra personale di Letizia Scarpello, giovane artista di Pescara che vive e lavora a Milano. Abbiamo in programma eventi e collaborazioni con artisti e con altre realtà simili alla nostra, cercheremo di rendere t-space ancora più dinamico e vivo dal punto di vista della programmazione.

 

Tatsuru Arai, Arkhitek-ton from Hyper Serial Music