Siate Misteriosi – Premio Lorenzo Bonaldi per l’Arte

marzo 2018, bludiprussia

 

SIATE MISTERIOSI – PREMIO LORENZO BONALDI PER L’ARTE – IX EDIZIONE, SEZIONE SCUOLE CURATORIALI
a cura di Luca Gennati
22 Marzo – 22 aprile 2018
GAMeC, Spazio Caleidoscopio

 

Siate misteriosi, a cura di Luca Gennati, è uno dei due progetti vincitori della Sezione scuole curatoriali della nona edizione del Premio Lorenzo Bonaldi per l’Arte, il riconoscimento che dal 2003 sostiene la ricerca di un curatore under 30. In occasione dell’ultima edizione del convegno Qui Enter Atlas. Simposio Internazionale di Curatori Emergenti – che si è tenuta alla GAMeC nel maggio dello scorso anno – i 5 candidati in concorso per il Premio Lorenzo Bonaldi per l’Arte hanno messo a confronto le proprie esperienze con studenti o ex-studenti segnalati dalle principali scuole curatoriali italiane, che hanno avuto la possibilità di presentare un progetto espositivo che prevedesse la relazione tra opere chiave della Collezione della GAMeC e lavori di altri artisti contemporanei. Il convegno si è concluso con la premiazione del progetto vincitore della nona edizione, Enchanted Bodies / Fetish for Freedom, a cura di Bernardo Mosqueira, che sarà inaugurato il prossimo 7 giugno, e dei due progetti di questa nuova sezione, istituita nel 2015. Oltre a Siate misteriosi, lo Spazio Caleidoscopio ospiterà nel mese di maggio Linee di forza + varie sensazioni, a cura di Martina Sabbadini.

 

 

Il progetto di Luca Gennati ha quale punto di partenza l’opera Le uova sul libro (1949) di Felice Casorati – donato da Gianfranco Spajani ed entrato a far parte della Collezione della GAMeC nel 1999 – e, attraverso il dialogo con le opere dell’artista Marco Paganini e dei Masbedo, gioca su continui rimandi simbolici, lasciando allo spettatore il compito di indagarne e comprenderne il senso. Il titolo della mostra riprende le parole incise da Claudio Parmiggiani sull’ultima delle quattro opere in mattone che compongono il lavoro “Una scultura”, realizzata dall’artista tra il 1975 e il 1991: un’opera impossibile da ammirare nella sua totalità, poiché le quattro parti sono collocate in altrettanti ipotetici punti cardinali sulla Terra (Italia, Egitto, Francia e Repubblica Ceca). Allo stesso modo, attraverso un confronto tra opere che fanno leva su simbologie e rimandi arcaici ma che, allo stesso tempo, volutamente, ne tacciono un aspetto, e attivano una tensione continua tra il nascondere e lo svelare, Gennati presenta un elogio al celare e un invito ad affinare il proprio sguardo. Un meccanismo che potrebbe essere riassunto con il termine classico aletheia, ripreso dal filosofo Martin Heidegger nel saggio “L’origine dell’opera d’arte”. Il dipinto di Casorati presenta un soggetto conosciuto, le uova, la cui simbologia viene frequentemente legata alla nascita e, al contempo, alla fragilità di un oggetto in costante equilibrio. Nelle pagine chiuse del volume, scuro quasi come un’ombra, resta, però, intrappolato un alone di mistero. Le pagine sono un sottile e lungo fascio luminoso che richiama l’attenzione, portando lo spettatore a chiedersi cosa nasconda il libro. Un dubbio che purtroppo non troverà risposta. Allo stesso modo, le scatole della serie Inside (2014-2015) di Marco Paganini possono mostrare ciò che custodiscono oppure, restando chiuse, nasconderlo allo sguardo. Sono veri e propri contenitori di strumenti di lavoro – tra cui quelli utilizzati per lo “spolvero”, tecnica preparatoria per la realizzazione di un affresco –, che suggeriscono molteplici rimandi simbolici. Infine, il video Le Vœu (2014) dei Masbedo dichiara – come suggerisce il titolo – l’impegno di un voto, il desiderio di un’unione che trova compimento nelle due mani che si afferrano. È l’incontro dell’artista con la propria opera ma, grazie ai numerosi rimandi presenti nel video – l’acqua, le meduse, la mano senza vita di una statua – ricorda anche l’amore mitologico tra Pigmalione e Galatea, lo scontro tra Michelangelo e il Mosè, il desiderio di donare vita a un artefatto. Anche in questo caso, qualcosa resta celato, poiché incomunicabile: il dolore, che solo l’artista può provare in quanto l’unico ad avere piena coscienza della propria opera e delle simbologie che essa sottende.

 

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