Talk con Davide Belloli e Raffaele Morabito

marzo 2018, bludiprussia

 

Talk con Davide Belloli e Raffaele Morabito
a cura di Andrea Ferri, Caterina Pogna, Luca Viganò


Durante un convegno tenutosi in occasione della Biennale di Venezia dell’anno scorso, incentrato sulla tematica delle grandi manifestazioni future, mi ha in parte deluso il fatto che i curatori presenti, al di là di raccontare ciò che avevano già fatto e di rivolgersi al passato, non abbiano avanzato nuove proposte. Le uniche due critiche e proposte sono arrivate da Germano Celant e da Achille Bonito Oliva. Poiché si accusava che nella Biennale di Venezia non ci fosse più la possibilità di produrre l’opera e che, a causa della mancanza di tempo e dell’arrivo degli artisti solo un paio di giorni prima dell’evento, tutto si riducesse solamente all’organizzazione e al trasporto di un’opera già esistente e già vista in qualche altro luogo, Celant e Bonito Oliva hanno auspicato che in futuro si rimettesse l’opera al centro. Partendo da questo presupposto, è evidente come l’esperienza sul posto, il pensiero che l’opera nasca da una relazione con il curatore, con la città, di fatto non esista più. Germano Celant, inoltre, metteva in evidenza come la mostra molto spesso oggi rischia di ridursi ad una mera lista di nomi, cosa che io penso talvolta accada e porti alla perdita del senso dell’opera”.

Riflettendo sull’estratto testuale dell’intervista condotta da Chiara Bertola a Hans Ulrich Obrist, presentata sul volume “Curare l’arte – Mondadori Electa S.p.A.”, gli artisti Davide Belloli e Raffaele Morabito sono stati invitati per OPERA AL CENTRO, progetto di residenza studio che li ha visti impegnati in un lavoro di ricerca per le due settimane 10.02-24.02 2018 presso gli spazi di Vaku Project Space. Un team di artisti e fotografi composto da Andrea Ferri, Caterina Pogna e Luca Viganò, con il fine di portare in superficie questioni legate all’esperienza di residenza, ha attivato delle dinamiche di scambio con gli artisti. Quanto emerso dalle conversazioni tra Davide Belloli, Raffaele Morabito e il team di ricerca è stato restituito attraverso una pubblicazione cartacea distribuita durante l’opening del 24 febbraio. La pubblicazione viene in seguito riportata.

 

Andrea Ferri, Caterina Pogna e Luca Viganò per Davide Belloli

AF I concetti di found photography, ibridazione dell’immagine, utilizzo di fotografie d’archivio ecc. ecc. sono stati oggetto di riflessione fin dai primi anni 80’. Molti i fotografi e/o artisti che pensano non ci sia più il bisogno di creare nuove immagini, ma che sia opportuno riscoprire e rivalutare quelle già esistenti. Stai utilizzando immagini note e non, prese dal più grande archivio fotografico esistente: internet. Queste vengono proposte ai passanti di via San Lorenzo in Città Alta, che osservando dalle vetrine l’interno degli spazi di Vaku Project Space, inconsapevoli sono ripresi da una videocamera nascosta. É corretto affermare che le fotografie esposte al pubblico durante il periodo di residenza fungono da esca per attivare un scambio di sguardi destinati alla produzione di nuove immagini? Un mix di sguardi voyeuristici: il tuo attraverso la fruizione di quanto ripreso dalla videocamera e quello del pubblico della strada.

DB La residenza presso Vaku Project Space è finalizzata alla ricerca, un luogo di produzione di esperienze, che io e Raffaele desideriamo condividere con il pubblico. Il lavoro sviluppato in residenza è caratterizzato da una ricerca mutevole che ogni giorno ha portato alla creazione di oggetti/immagini differenti. Immagini ferme o in movimento sono state mostrate rielaborando, decontestualizzando e riproponendo rappresentazioni di nudità già esistenti. Queste sono visibili dall’esterno attraverso il vetro di una porta chiusa a chiave. Facendo leva su quella pulsione scopica che tutti, bene o male, possediamo, si può quindi affermare che le immagini e le installazioni sono offerte come “oggetti dello sguardo” per attirare gli occhi dei passanti. Gli sguardi catturati e registrati per mezzo della videocamera nascosta hanno alimentato la produzione di immagini che saranno esposte in mostra, attivando un ribaltamento dei soggetti, che da guardanti diventano guardati. Il lavoro intende portare delle riflessioni sulle motivazioni che spingono l’individuo a curiosare, a desiderare di vedere e conoscere cosa sta al di là di una soglia, invadendo, seppure solo con gli occhi, l’interno di uno spazio privato. Un’invasione che non solo vuole appagare un desiderio di conoscenza, ma che è sintomo di un istinto più forte, quello di cedere alla trasgressione, al proibito. La scelta di presentare immagini che hanno come soggetto la nudità del corpo umano rimanda al contesto urbano in cui ha luogo la residenza. Poco distante, al civico 20 di via San Lorenzo, sorge uno dei numerosi postriboli che in passato appagavano il desiderio sessuale della popolazione di Città Alta. Dobbiamo immaginare il fascino esercitato sui cittadini del tempo che transitavano di fronte a queste “case di peccato”: i loro sguardi pudici e/o sfrontati indugiavano sulle finestre o sbriciavano nella fessura del portone, forse per saziare un’inconsapevole pulsione voyeuristica.

 

Opera al centro | Davide Belloli e Raffaele Morabito
ph Clara Scola


CP Ciao Davide. Credo che l’assenza non sia un elemento su cui riflettere solo ed unicamente in merito al lavoro di ricerca di Raffaele. La questione che ti pongo vuole portare ad un pensiero rivolto alle persone che dalla strada interagiscono con il tuo lavoro, senza sospetto alcuno su ciò che realmente sta accadendo: essere ripresi da una videocamera nascosta. Il tuo lavoro si edifica come riflesso della presenza o dell’assenza delle persone che si avvicinano alla porta d’ingresso che da sulla strada, chiusa a chiave, ma che permette di guardare all’interno attraverso i vetri. Queste persone sono spinte dalla curiosità o al contrario indifferenti continuano il loro cammino. Quanto è determinante per il tuo lavoro questa loro presenza-assenza?

DB Il mio lavoro non potrebbe svilupparsi senza la presenza delle persone. Sono infatti i passanti di via San Lorenzo che inconsapevolmente alimentano il processo di registrazione dei propri sguardi, attivando la telecamera con il loro movimento di fronte alla porta. Gli sguardi del passante che si è soffermato a osservare, accettando il tacito invito offerto dall’oggetto esca, divengono fondamentali nel processo di costruzione dell’opera. L’impossibilità di entrare negli spazi cesserà con il termine della residenza e con l’opening del progetto di mostra. L’apertura della porte permetterà il loro ingresso nello spazio privato e li porterà a non essere più oggetti passivi dello sguardo della telecamera, bensì soggetti guardanti che si rifletteranno nel proprio stesso sguardo.

 

Opera al centro | Davide Belloli e Raffaele Morabito
ph Clara Scola

 

Opera al centro | Davide Belloli e Raffaele Morabito
ph Clara Scola


LV Il voyeur: l’uomo che guarda con la consapevolezza di commettere una trasgressione, che spia ciò che è proibito. Il tuo voyeurismo si manifesta al momento della visione postuma delle sequenze filmate, soddisfi la tua pulsione scopica a distanza. Perché lo fai?

DB Corretto parlare di pulsione scopica: la brama con cui dirigiamo il nostro sguardo, la morbosa curiosità dei nostri occhi. Penso sia questo il movente che spinge le persone a fermarsi, ad avvicinarsi e “guardare dentro”, al di là del limite. Il mio intento è quello di cogliere questo momento d’intimità, di relazione che lega una persona a un oggetto che esercita fascino. Questo avvenimento connotato da un leggero voyeurismo è quindi svelato, quasi violato grazie a una documentazione fotografica costante.

 

Opera al centro | Davide Belloli e Raffaele Morabito
ph Clara Scola

 

Opera al centro | Davide Belloli e Raffaele Morabito
ph Clara Scola

 

Andrea Ferri, Caterina Pogna e Luca Viganò per Raffaele Morabito

AF L’utilizzo di uno smartphone, come matrice per la stampa delle fotografie che Davide ti invia da un luogo altro rispetto al tuo luogo di residenza, è una scelta riconducibile al concetto di “eccesso di spazio e di tempo” proposto da Marc Augè?

RB Esattamente. Nonluoghi di Marc Augé è uno dei miei testi fondamentali. Quando ho pensato a come avrei affrontato questa residenza, ovvero a distanza, le prime cose su cui ho riflettuto sono stati gli eccessi di tempo e spazio che, effettivamente, caratterizzano questa surmodernità nella quale siamo costantemente on line, tra un mondo reale e fisico e uno virtuale.

 

Opera al centro | Davide Belloli e Raffaele Morabito
ph Clara Scola

 

CP Ciao Raffaele. Il tuo lavoro per le due settimane di OPERA AL CENTRO, si sviluppa attorno al tema dell’assenza, che verrà “resa presente” attraverso la documentazione fotografica di Davide. Per chi lavora con la fotografia oggi, questo è un argomento molto delicato; nel nostro mondo caratterizzato da una sovrapproduzione di immagini, si sta smaterializzando lo scatto “pensato”. La tua scelta di “smaterializzarti”, di tenerti a distanza, può essere vista come una critica a questo nuovo valore dell’immagine?

RM Sono a favore della smaterializzazione della fotografia. Il mio lavoro è caratterizzato dall’appropriazione di immagini altrui e le possibilità di Internet sono veramente appetibili: il web permette alle immagini di viaggiare, di modificarsi, rendendole così delle facili prede. Mantenermi a distanza, in questo caso, diventa un pretesto per utilizzare fotografie che non ho scattato io, con il fine di restituire la testimonianza di una realtà ambigua e relativa. Per quanto riguarda la morte dello scatto ‘pensato’, io credo che sia vero in parte. Basta guardare Instagram e rendersi conto di quanto l’estetica abbia preso il sopravvento e con quanta attenzione si compone oggi l’immagine. Quando scatto una foto che pubblicherò sul mio profilo, ci impiego una vita e ne faccio un’infinità affinché esca al meglio.

 

Opera al centro | Davide Belloli e Raffaele Morabito
ph Clara Scola

 

Opera al centro | Davide Belloli e Raffaele Morabito
ph Clara Scola

 

LV Utilizzi una metodologia per la selezione e la produzione delle immagini che è sia desueta che innovativa. Con quale criterio selezioni le immagini che poi porterai in stampa? Inoltre mi chiedo, dal punto di vista tecnico, come stabilizzi le immagini durante la stampa in camera oscura?

RM Inizialmente ho provato a stampare tutte le immagini che Davide mi inviava. È stato in camera oscura, nel momento della stampa a contatto, che la questione si è complicata: non tutte le immagini sono adatte a questa tecnica, in quanto vanno a restituire errori di messa a fuoco astraendo completamente lo scatto. Una volta che ricevo l’immagine su Whatsapp, con l’app di Photoshop inverto i toni per creare un negativo digitale. Sullo schermo del telefono poggio la carta fotosensibile e la tengo dai 3 agli 8 secondi, a seconda della densità dell’immagine o della presenza o meno di un filtro. Non esiste un metodo efficace e verificato, è instabile e ha bisogno di continui tentativi. Fuoco e tempo di posa sembrano essere degli elementi fuggevoli.

 

Opera al centro | Davide Belloli e Raffaele Morabito
ph Clara Scola

 

Opera al centro | Davide Belloli e Raffaele Morabito
ph Clara Scola

 

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Interno 13 nasce nel 2015 a Bergamo per iniziativa di Alberto Ceresoli e si costituisce come Associazione di promozione sociale, un centro di vita associativa autonomo, pluralista, apartitico e progressista. Agli inizi dell’anno 2017 l’Associazione vince il bando “Beni Comuni” promosso dal Comune di Bergamo con lo scopo di attivare collaborazioni da parte di cittadini attivi, costituiti in Associazione, per la cura, la gestione condivisa e la rigenerazione dei Beni Comuni urbani. Con Vaku Project Space l’organizzazione è impegnata in un processo di rigenerazione degli spazi in via San Lorenzo 12 Città Alta (BG), oggi sede operativa dell’Associazione: centro per la sperimentazione e produzione artistica multidisciplinare, luogo per l’esperienza estetica, sociale, culturale e espressione di un’idea di protagonismo giovanile territoriale. Nel 2018 Vaku Project Space entra nel circuito The Blank Contemporary Art, network che riunisce e promuove le realtà culturali del territorio bergamasco: istituzioni pubbliche e private, musei, gallerie, project space, artisti, collezionisti, operatori culturali.

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Editorial Staff:

Alberto Ceresoli
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