Talk con Irene Fenara

marzo 2018, Alberto Ceresoli

 

La redazione incontra l’artista Irene Fenara (Bologna, 1990)

a cura di Alberto Ceresoli

 

Ciao Irene, dopo il nostro incontro a Bergamo, citta` che ti ha ospitato con il progetto di residenza di The Blank Contemporary Art, spesso mi imbatto in fotografie da te condivise sui social quotidianamente, accompagnate dalla didascalia from surveillance camera. A che cosa stai rivolgendo il tuo interesse e questo come si declina nella tua ricerca artistica ?

Cerco di osservare i meccanismi del vedere tramite tentativi che risveglino un senso di meraviglia nel guardare nuovamente le cose, mettendo in discussione ciò che è dato per scontato o assodato. Sono infatti interessata a tutti quei dispositivi che acquisiscono immagini ma che non sono stati creati appositamente per fare fotografia. A The Blank Residency ho creato un libro che presenta una raccolta di immagini provenienti da videocamere di sorveglianza, salvate dal flusso continuo che le cancella ogni 24 ore. Il libro presenta un immaginario inquietante e distopico di un mondo apparentemente senza esseri umani, incentrato sullo sviluppo della tecnologia in relazione all’accrescimento delle proprie potenzialità tramite il web. Una delle principali problematiche del cosiddetto Internet of Things (IoT o Internet delle cose, ovvero tutti quei prodotti che utilizzano internet per potenziare la loro funzioni) è il rapporto sempre reversibile tra chi osserva e chi viene osservato, in quanto tutti i dispositivi che crediamo di utilizzare in realtà sono in grado di utilizzare noi e i nostri dati, rendendoci tutti implicati, in un certo senso, nella sorveglianza.

 

photo from surveillance camera – Iron River, Michigan

 


Che cosa significa lavorare con la fotografia oggi?

La fotografia come è stata tradizionalmente intesa ha subito una trasformazione ed è diventata ora qualcos’altro a cui è difficile dare un senso, soprattutto nel panorama contemporaneo dove tutto è immagine. È ironico pensare che la tanto discussa presunta morte della fotografia coincida con il periodo storico in cui la fotografia ha raggiunto un’ubiquità inimmaginabile prima. Per questo mi interessa una definizione estesa di fotografia che comprenda tutti i modi in cui gli esseri umani, e non solo, utilizzano la tecnologia per “vedere” il mondo, dagli iPhone agli scanner, dalle videocamere di sorveglianza ai dispositivi di sicurezza aeroportuale, dai satelliti di ricognizione agli autovelox, ecc..

 

photo from surveillance camera – Oulu, Finland

 


Mi hai parlato del tuo studio a Bologna, delle dinamiche di condivisione e della possibilità` di abitare questi spazi per qualche anno. Come funziona?

Il mio studio si trova all’interno di una fondazione privata, la Fondazione Collegio Artistico Venturoli di Bologna, nata dal lascito dell’architetto Angelo Venturoli che dall’800 accoglie giovani artisti bolognesi affidandogli spazi ad uso studio per un periodo relativamente lungo rispetto ad altre realtà simili. L’assistenza infatti viene concessa ai borsisti fino al trentesimo anno di età, sostenendo il percorso di crescita artistica per un lasso di tempo di diversi anni; questo rende il Collegio Venturoli un caso unico nel panorama italiano. Io sono entrata nel 2012, tramite un bando di concorso a cadenza periodica, assieme agli altri cinque artisti; da subito ci siamo trovati d’accordo sulla volontà di aprire al pubblico questo spazio per condividere la nostra fortuna e la bellezza del luogo. Abbiamo organizzato diverse mostre e laboratori, invitando artisti e curatori a lavorare con noi e scoprendo di volta in volta nuovi spazi e ambienti del Collegio. Negli anni abbiamo mantenuto una continuità che speriamo possano e vogliano proseguire gli artisti che verranno dopo di noi ad abitare gli spazi che noi stiamo ora vivendo.


Bologna in fermento! Il lavoro promosso da Gallerie, Artists-run space, Fiere e in particolar modo l’incontro tra queste differenti realtà`, arricchisce la città` con continuità` durante l’anno. Come vivi da artista questo momento di importante animazione culturale?

Sono nati e stanno nascendo vari spazi indipendenti in città che fanno un ottimo lavoro, che danno spazio ai giovani artisti per sperimentare in libertà. Nascono probabilmente dalla necessità di creare nuove proposte quando le istituzioni vengono a mancare. La realtà a cui mi sento più vicina è sicuramente quella di questi spazi come Adiacenze e Localedue da un lato, e Gelateria Sogni di Ghiaccio e Tripla dall’altro.


Progetti in corso, mostre in calendario, dove vengo a trovarti?

Vengo a trovarti io! Sarò a Bergamo a inizio giugno, sono stata invitata da Mauro Zanchi a pensare un progetto per BACO Arte Contemporanea.