Talk con Maëlle Cornut

marzo 2018, Alberto Ceresoli

 

La redazione incontra l’artista Maëlle Cornut (Canton Vallese, 1986)

a cura di Alberto Ceresoli

 

Ciao Maëlle, il nostro incontro in Via Quarenghi 50 (Bg) presso l’appartamento che ospita gli artisti in residenza presso The Blank Contemporary Art, ci ha portato ad affrontare in una chiacchierata informale (tra cornetti, barrette di ovomaltina e caffè) una serie di questioni riguardanti la tua formazione e il tuo percorso artistico. Hai sottolineato l’importanza degli studi a Ginevra e del biennio in “Critical Curatorial Cybermedia”: un master che attraverso la proposta di una formazione multidisciplinare, ti ha portato oggi ad esplorare più temi e campi d’indagine. Mi racconti della tua esperienza presso la Geneva School of Art and Design, degli interessi maturati nei due anni e che oggi ritornano nel tuo lavoro di ricerca?

Fare arte è per me un modo per mettere in discussione più aspetti riguardanti la nostra società e la scelta di frequentare questo master è stata dettata dalla possibilità di esplorare studi di genere, studi postcoloniali, ecologia, economia critica, ecc.
La pratica artistica mi consente di lavorare su intersezioni tra arte e scienza, arte e sociologia e quindi di affrontare argomenti sociali con un linguaggio diverso, estetico; nello specifico la mia attenzione si concentra sul “post-naturale” e le interazioni tra gli esseri umani, le strutture e la “natura”, e i discorsi ad essi associati. Le ibridazioni e le collaborazioni tra i vari regni, così come la creazione di nuovi ecosistemi sono fondamentali per un percorso di ricerca che mi ha portato a prendere le distanze dai dualismi: maschio-femmina, sano-malato, normale-anormale, natura-cultura, conservato-inquinato,..

 

The Blank Residency | Open Studio Maëlle Cornut
ph Chiara Angeli

 

Sei stata selezionata per “Viavai”, iniziativa di scambio di residenza promosso dai cantoni Ticino e Vallese e dalla Regione Lombardia in collaborazione con la Fondazione svizzera per la cultura Pro Helvetia, e fino al 30 aprile sarai impegnata sul territorio bergamasco. Mi hai raccontato del tuo interesse per il Bosco Verticale (Mi) progettato da Boeri Studio; interesse che si è manifestato in un primo momento per il carattere innovativo ed ecologico dell’archittettura e che in seguito si è declinato in un studio a 360 gradi sul contesto, sulla sua storia, sulle dinamiche che hanno portato ad edificare e su certe contraddizioni che hai percepito. L’architetto sarà protagonista a Losanna in Svizzera con il progetto “La torre dei cedri” e questo potrebbe essere l’oggetto che ti porterà a sviluppare un’indagine e un confronto tra le due aree di intervento: Milano (zona Isola) e Losanna (Chavannes-Près-Renens). Quali credi siano gli interrogativi e le critiche da portare in superficie?

Mi interrogo sulla destinazione di questi boschi verticali. Per chi sono? Attualmente questi progetti (bosco verticale, muri vegetali, …) sono per lo più beni di lusso (anche se è da ricordare che Boeri sta sviluppando un bosco verticale per l’edilizia sociale a Eindhoven). Come vegetare le città, per tutti? Voglio citare il libro “Il verde tecnologico nell’housing sociale” di Oscar Eugenio Bellini e Laura Daglio. Il testo analizza le possibilità di rivegetazione dell’architettura e adotta una posizione critica di fronte ai rischi che potrebbero presentarsi con la vegetazione verticale: ”La vegetazione così applicata all’architettura facilmente può essere intesa ed adottata come alternativa e tendenzialmente sostituitiva piuttosto che integrativa rispetto al verde di parchi e giardini, offrendo un alibi ad una massimizzazione dello sfruttamento del territorio che tende ad occupare anche lo spazio pubblico aperto.” Credo sia importante interrogarsi sul quartiere e sui suoi abitanti. Green Architecture o Greenwashing ?

 

Indagine_Courtesy of the Artist

 

Indagine_Courtesy of the Artist

 

La natura è assunto delle tue ricerche, argomento primo, matrice per la definizione di molteplici percorsi di riflessione e investigazione su ismi (sessismo, razzismo ecc.) e fenomeni del nostro tempo. Mi interessa il metodo, il processo creativo, la strada che dall’osservazione ti porta alla verifica (formalizzazione dell’opera?). Due parole su un tuo progetto passato e su come questo si è articolato fino alla restituzione in mostra?

Per diversi mesi ho lavorato al progetto “Alterare il naturale”, affrontando questioni di genere prendendo come oggtto di studio e di ricerca le piante. Mi interessa il rapporto natura-cultura che è intriniseco nell’esistenza umana. Uno dei progetti realizzati è “Anthropochoria”, una serie di tre serigrafie che intendono reinterpretare i processi di riproduzione delle piante assistite dall’uomo. L’uso di colori fluorescenti ricorda l’aspetto artificiale e contrasta con il realismo di una parte dell’immagine. Antropochoria: n.f. Modalità (botanica) di dispersione di semi, polline, spore, ecc. da parte di un essere umano.

 

Anthropochoria_Courtesy of the Artist


Durante il nostro scambio hai citato Donna Haraway e il suo Manifesto Cyborg, testo di ispirazione p
er gli studi femministi. La filosofa statunitense presenta la figura del cyborg come il prodotto più rappresentativo delle nuove tecnologie e del loro effetto nel processo di ridefinizione dell’identità umana. Quali le tangenze tra il tuo lavoro da artista e l’immaginario fantascientifico? Un pensiero personale sullo sviluppo delle nuove tecnologie, delle realtà virtuali e sulla visione postumanista che concepisce la trasformazione dell’uomo in un essere ibrido?

Quello che mi piace nel concetto di ibridazione, in relazione con le nuove tecnologie e con altri regni (animali, vegetali, minerali, …) è la moltitudine di possibilità che questo apre. L’ibridazione consente l’emergere di nuove collaborazioni, la creazione di ecosistemi e alleanze. L’ibridazione è per me uno stato fluido, un tentativo di adattarsi alle mutazioni e uno strumento di emancipazione.

 

Con entusiasmo mi hai mostrato il libro “Il verde tecnologico nell’housing sociale” di Laura Daglio e Oscar E. Bellini, importante rispetto al progetto che stai realizzando durante questo periodo di residenza. Innumerevoli le tue letture e per questa ragione ti chiedo di propormi una selezione di titoli con il fine di approfondire i temi trattati in questa intervista. Quali testi e autori sono stati particolarmente significativi in questi anni che ti hanno vista protagonista in progetti di mostra in Svizzera, Italia, Grecia, Bulgaria, Romania e Lituania?

2312 de Kim Stanley Robinson
Le champignon de la fin du monde: Sur la possibilité de vivre dans les ruines du capitalisme de Anna -Lowenhaupt Tsing
Vegetal City de Luc Schuiten
A Vertical Forest de Stefano Boeri
La zone du dehors d’Alain Damasio
La triologie Xenogenesis d’Octavia E. Butler
Corps en tous genres: la dualité des sexes à l’épreuve de la science d’Anne Fausto-Sterling
Des singes, des cyborgs et des femmes. La réinvention de la nature de Donna Haraway
Testo Junkie: sexe, drogue et biopolitique de Paul B. Preciado