Talk con Nicola Fornoni

maggio 2018, Alberto Ceresoli

 

La redazione incontra l’artista Nicola Fornoni (Brescia, 1990)

 

Ciao Nicola. Con questa prima domanda ad aprire l’intervista ti invito a parlarmi di pietà. Mi sono sono imbattuto in un testo in cui scrivi: “La mia comunicazione, simbolica ed estetica, verte in ciò che ho vissuto e sto vivendo. Ve lo dono con tutto me stesso, affrontando la vergogna, il disagio e facendo a pugni con l’indifferenza, il moralismo e il perbenismo. Non voglio assolutamente suscitare alcun sentimento di pietismo. Mi interrogo spesso su questo”. Quali le paure, i dubbi e le aspettative rispetto alle reazioni e alla percezione del pubblico sul tuo lavoro?

Il pubblico è il primo sistema di valutazione. Non ho paure, ma preoccupazioni. Ho abbracciato uno stile performativo impegnato, sia nella ricerca dei contenuti che nella ricerca estetica. Le mie performance possono sconvolgere la sensibilità delle persone verso una reazione impulsiva ed emotiva, non ragionata. Mi interrogo sulle emozioni che porto nell’azione performativa e su quanto mi stia mostrando al pubblico; schierandomi sempre in prima persona, è difficile passare inosservati. Quando vi sono delle componenti stigmatizzanti, ad esempio una differenza anatomica, la stessa diventa oggetto d’informazione e di opinione pubblica. Mi preoccupo di essere catalogato, di rimanere incompreso, sfruttato, di suscitare ipocrisie sociali ed etichettature. Il mondo di oggi tende a nominare, definire e costruire categorie specifiche, anche nell’arte. Cerco di sfuggire da tutto ciò. Spero sempre che il pubblico porti a casa un buon ricordo, un insegnamento, dei valori e delle sensazioni positive rivolte al cambiamento, sociale e artistico.

 

Per la performance Diventa ciò che sei. A mia madre, presentata al pubblico nel 2016 a Palazzo Mora (Venezia) per il 3rd Venice International Performance Art Week, ti sei impegnato per un periodo di tre mesi a raccogliere i capelli di tua madre, divenuti in seguito l’oggetto dell’azione performativa. Per avere una lettura dell’opera credo importante citare il mito delle Parche, figlie di Giove e Temi , tessitrici che stabilivano il destino degli uomini; il mito porta dei contenuti che in relazione agli eventi che hanno caratterizzato il tuo passato, rievocati con la performance, danno forma ad un lavoro ipnotico e portatore di emozioni contrastanti. Me ne parli?

Esatto, Diventa ciò che sei. A mia madre è un lavoro sul destino, una performance nella performance che nasce dallo sgrovigliare, settimanalmente, i residui dei capelli di mia madre dai bigodini. La performance contiene diversi significati dal valore mnemonico e di cambiamento. É nota l’immagine del taglio di capelli da parte di guerrieri, monaci, santi e in genere di quelle personalità che accettano di perseguire una missione importante. Durante la mia infanzia ho dovuto rasare i capelli due volte, per entrare in ospedale e affrontare la chemioterapia. Aver conosciuto il confine vita\morte, mi ha portato ad interiorizzare l’immagine del guerriero in ogni sfida della vita. La simbologia del miele, usato nella performance per lavorare ed incollare i capelli, vuole rimandare alla dolcezza, al nutrimento materno.

 

Diventa ciò che sei. A mia madre_Performance_2015/2017

 

La performance In vino veritas, che ha vinto nel 2016 il Premio Adrelina, si costruisce sulla relazione con tua sorella, coinvolta come performer insieme ad un’infermiera professionista. Come in altri tuoi lavori, il passato ritorna e viene raccontato attraverso le azioni e gli oggetti portati nella performance. Nello specifico con In vino veritas che cosa racconti della tua storia? Rispetto alle tangenze tra la tua ricerca artistica e la malattia che ti accompagna nel quotidiano , si può parlare di processo catartico?

In vino veritas è tutta la mia vita, probabilmente la performance più autentica tra le azioni che hanno preso forma negli ultimi anni di ricerca. Non mi stancherò mai di dire che la mia infanzia è stato un unico lavoro di body art: tra rachicentesi, prelievi di midollo osseo, trapianti e molto altro. Il mio corpo ha interiorizzato un processo performativo e di interesse per le trasformazioni corporee date da interventi, prelievi di sangue, membrane cucite, operate. In vino veritas racconta la duplice donazione di midollo da parte di mia sorella, che mi ha dato la possibilità di vivere. Nel 1995 mi ammalai di Leucemia Linfoblastica Acuta e grazie al trapianto di midollo, nel 1998, sono guarito. Ho affrontato l’isolamento in una stanza asettica, incontrato persone sempre protette da camici, maschere, guanti in lattice. Affrontando oggi quei momenti, attraverso la pratica artistica, scarico il fardello innalzandolo in una dimensione in cui la creatività diventa strumento di sublimazione. Avendo superato tutte le difficoltà mi sento un eroe, un sopravvissuto, un guerriero. Performare mi fa stare bene. É come prendersi una rivincita mostrando le proprie ricchezze e la propria unicità.

 

In vino veritas_Performance_2015

 

Il tema dell’assistenza sessuale è matrice dell’azione Corpocontrocorpo (2014), ma durante la nostra chiacchierata mi hai parlato di un estensione di significati. Che cosa rappresenta per te oggi la performance in oggetto? Inoltre ti chiedo: il tema è da anni al centro di dibattiti e controversie, che cosa sta accadendo a riguardo e cosa ne pensi?

Dopo molti anni adolescenziali intrisi di desideri e di passioni sessuali represse, decisi nel 2014 di fare la mia prima performance completamente nudo. Pensavo che il nudo non potesse più scandalizzare, e mi sbagliavo. Sono molte, troppe, le persone con una mentalità pervasa da ipocrisie sociali, dottrine religiose, forte senso pudico, ecc. Corpocontrocorpo resta un atto sociale, un atto politico, un atto rivoluzionario. Rappresenta ancora tutto ciò. Una performance ripresa, sotto simile intento, da Kyrahm nel suo lavoro Ecce (h) omo, Guerrieri a cui ho partecipato con amore e amicizia. Corpocontrocorpo è stata pensata, inizialmente, con il fine di trattare la tematica dell’assistenza sessuale; difatti venne divulgata in rete, in particolar modo in Argentina e in Spagna, su piattaforme dedicate. Ciononostante la performance vuole essere la rivendicazione di un discorso d’amore più ampio, vuole far luce sugli istinti, sui desideri sessuali, percettivi ed emotivi. Il sesso è un bisogno, espressione naturale dell’essere. L’assistenza sessuale è una soluzione, ma fare sesso in modo naturale è un’altra cosa. A me è capitato, ma non in tutti i casi di handicap succede. Il sesso aiuta a migliorare la propria condizione fisica e psicologica; il sesso rilassa, distende e in molte patologie in cui si manifestano contrazioni di muscoli, tendini e tessuti, e in cui è presente il pensiero e il timore sulla mancanza di accettazione da parte dell’altro, l’assistenza sessuale si rivela una possibilità per la definizione di un benessere psicofisico e per agevolare la costruzione dell’autostima, della fiducia in se stessi e nell’altro. Mi sono recentemente informato consultando Fabrizio Quattrini, tra i fondatori del comitato sull’assistenza sessuale. Mi ha comunicato che sono iniziati dei corsi, e il disegno di legge è in progress in Lombardia. Gli assistenti si chiameranno operatori all’emotività, affettività, sessualità. L’Italia è molto chiusa rispetto ad altri paesi come l’Olanda, la Germania, la Spagna dove figure di questo tipo operano già da diversi anni. Penso che debba essere approvata.

 

Corpocontrocorpo_Performance_2014

 

La complessità di un live che vede il performer agire per un periodo di una, due, tre, quattro o più ore è evidente rispetto all’impegno psicofisico richiesto. Sei stato spesso protagonista di un live durational (performance di lunga durata); ricordo Diventa ciò che sei. A mia madre (2016), Nemo propheta in patria (2016), Overshoot day (2017). Per ArtDate 2018, con la personale presso gli spazi di Vaku Project Space, per tutta la durata dell’opening presentarai una performance inedita: Fuckdermia. Di che cosa si tratta?

Amo le durational perché giocano sull’aspetto temporale e sulla sopportazione di un processo artistico che si declina in un tempo dilatato. Fuckdermia durerà due ore circa. Sono contento di poterla realizzare perché è stata tenuta in stand-by per molto tempo. Fuckdermia vuole rivendicare le potenzialità di un corpo: è una rivincita sulla sclerodermia, un dito medio, un pugno. Non ho più camminato dal 2000\2001 e ora, da un anno, ho riniziato a camminare con l’aiuto di un carrello ortopedico. Per me è un’azione fondamentale che celebra l’evoluzione dalla posizione seduta ad una posizione eretta. Il tema della resistenza è centrale: resistere per avanzare, resistere per andare oltre, resistere mentalmente e fisicamente. Fuckdermia è una camminata intrisa di significati. Cammino per più ore . Cammino perchè camminare è un movimento naturale. Cammino per compiere un azione sociale e politica. Cammino per compiere una protesta pacifica. Cammino unendo due poli, due punti, più punti nello spazio. Cammino per raggiungere una meta. Cammino per recuperare possibilità. Cammino guardando il mondo da un altro punto di vista, da un’altra altezza. Cammino per essere libero. Fuckdermia è una vittoria, un traguardo raggiunto.

 

Fuckdermia_Performance_2018

In occasione di The Blank ArtDate – FREQUENZE/FREQUENCIES (25 26 27 Maggio 2018) le giornate dedicate all’arte contemporanea organizzate annualmente a Bergamo da The Blank Contemporary Art, gli spazi di Vaku Project Space ospitano la prima personale in Italia dell’artista: Nicola Fornoni | Fuckdermia (performance).

http://www.bludiprussia.org/nicola-fornoni-fuckdermia-performance/

https://www.facebook.com/events/346905869046982/