Vaku Project Space | OPENING 20.01.18

gennaio 2018, bludiprussia

 

Vaku Project Space Opening | 20.01.2018
ore 18.30 – Via San Lorenzo 12 B, 24129 Città Alta (BG)

Artists: Enrico Cattaneo, Mattia Cesaria, Martina Dierico, Lorenzo Lunghi, Federico Orlando, Giulia Tripoli in collaborazione con Gino Baldi e Serena Comi

Display: Alberto Ceresoli
media partner: bludiprussia.org | Contemporary Art Magazine

 

Interno 13 nasce nel 2015 a Bergamo per iniziativa di Alberto Ceresoli e si costituisce come Associazione di promozione sociale, un centro di vita associativa autonomo, pluralista, apartitico e progressista.

Agli inizi dell’anno 2017 l’Associazione vince il bando “Beni Comuni” promosso dal Comune di Bergamo con lo scopo di attivare collaborazioni da parte di cittadini attivi, costituiti in Associazione, per la cura, la gestione condivisa e la rigenerazione dei Beni Comuni urbani.  Con Vaku Project Space l’organizzazione è impegnata in un processo di rigenerazione degli spazi in Via San Lorenzo 12, Città Alta (BG), oggi sede operativa dell’Associazione: centro per la sperimentazione e produzione artistica multidisciplinare, luogo per l’esperienza estetica, sociale, culturale e espressione di un’idea di protagonismo giovanile territoriale.

Gli artisti coinvolti per l’opening sono stati invitati presso gli spazi che hanno ospitato l’Associazione tra il 2015 e il 2016 e con questa collettiva si ha l’intento di perseguire un dialogo costruito nel tempo con gli stessi. La conclusione del percorso accademico, l’inizio di nuovi percorsi di studi, la partecipazione a residenze e a progetti di mostra, la costituzione di collettivi e di organizzazioni, hanno portato Enrico Cattaneo, Mattia Cesaria, Martina Dierico, Lorenzo Lunghi, Federico Orlando, Gulia Tripoli, ad approfondire una pratica artistica connotata da una continua ricerca di contenuti, di signifcati e di forme.

Con l’intento di attivare processi di significazione è stato chiesto ai sei artisti di individuare un testo da portare in mostra: suggerimento di riflessione e punto di partenza per uno scambio da costruire con il pubblico durante il weekend di apertura.

 

Via San Lorenzo 12 B. 24129 Città Alta (BG)

 

 

Enrico Cattaneo
La polvere nell’arte. Da Leonardo a Bacon (Mondadori Bruno, 2004)
Elio Grazioli

«In un contesto dato, ho delimitato uno spazio all’interno del quale ho restituito ai diversi materiali la loro propria definizione: lavaggio del vetro, pittura delle pareti, e pulizia del pavimento». Certo l’azione a cui Bazille rimanda induce a interpretare l’immagine in termini di pulizia e di restituzione allo stato primitivo, se non addirittura primario: dunque l’angolo è pulito, mentre il resto della stanza è sporco, cioè i materiali sono là restituiti a loro sessi mentre erano ricoperti di altro, polvere, grasso, sporco. Senza la polvere le superfici diventano, o ri-diventano, brillanti, luminose, uniforme, se stesse, metafisicamente uguali e presenti a se stesse, consistenti in sé ed esattamente quel che sono, senza imprecisioni, disomogeneità, incrinature, smagliature o mancanze.


Mattia Cesaria
Olafur Eliasson

«La luce è importante per tutti, determina che cosa facciamo e il modo in cui lo facciamo. Ha un evidente impatto funzionale ed estetico sulle nostre vite»


Martina Dierico
L’idea di mondo. Intelletto pubblico e uso della vita (Quodlibet, 2015)
Paolo Virno

Il contrasto politico decisivo è quello che oppone la Moltitudine al Popolo. La nozione di popolo, a detta di Hobbes (ma anche di larga parte della tradizione democratico-socialista), è strettamente correlata all’esistenza dello Stato, anzi, ne è un riverbero: «Il popolo è un che di uno, che ha una volontà unica, e cui si può attribuire una volontà unica. Il popolo regna in ogni stato» e, reciprocamente, «il re è il popolo» (Hobbes 1642, p.188). La cantilena progressista sulla “sovranità popolare” ha per contrappunto acre l’identificazione del popolo con il sovrano o, se si preferisce, la popolarità del re. La Moltitudine, invece, rifugge dall’unità politica, recalcitra all’obbedienza, non consegue mai lo status di persona giuridica né, quindi, può promettere, fare patti, acquistare e trasferire diritti. Essa è antistatale, ma, proprio per questo, anche antipopolare: i cittadini, allorché si ribellano allo Stato, sono la moltitudine contro il popolo.


Lorenzo Lunghi
Oceano di suono. Ambient Sound e mondio immaginari (Costa & Nolan, 2009)
David Toop

Nello scantinato, fino allora trascurato, di un museo viene aperto un armadietto. Intatto fino ai tempi vittoriani, contiene il ronzio preservato di una zanzara. Il restauratore digitale fa scivolare con delicatezza la polvere e la sporcizia acustica da questo momento di suono congelato servendosi di uno spazzolino da denti virtuale. Il ronzio diventa più forte nel silenzio circostante, ma il suono è vecchio e oltremodo fragile. All’improvviso si disintegra; il restauratore digitale si risveglia con un sussulto e si mette seduto sul letto, è madido di sudore freddo.


Federico Orlando
1984 (Nineteen Eighty-Four) – Prima edizione originale: 1949
George Orwell

«… La seconda cosa che devi capire è che il potere è il potere sugli esseri umani: sul corpo, ma soprattutto sulla mente. Il potere sulla materia, o realtà esterna che dir si voglia, non è importante. E comunque il controllo che abbiamo sulla materia è già assoluto.»
Per un istante Winston si dimenticò del quadrante. Fece uno sforzo violento per portarsi in posizione seduta, ma riuscì solo a prodursi in una contorsione dolorosa.
«Ma com’è possibile che controlliate la realtà materiale?» gridò. «Non controllate né il clima né la legge di gravità. E poi ci sono le malattie, il dolore, la morte…»


Giulia Tripoli in collaborazione con Gino Baldi e Serena Comi
Capolavori. 12 architetture fondamentali di tutti i tempi (Libria, 2017)
Livio Vacchini

Arrivando a Giza, nello stesso istante in cui da lontano si intravedono le piramidi, vengo preso da un sentimento di evidenza: la natura non condiziona l’architettura, ma al contrario è l’architettura che trasforma il deserto, il Nilo, le palme, gli uomini conferendo loro una miracolosa e diversa realtà. Inizialmente non è tanto l’ampiezza del gesto che impressiona, quanto la capacità delle piramidi di esprimere questa evidenza nel modo più radicale. A Giza è tutto chiaro, ogni atto è un’invenzione. Recupero dalla mia memoria una breve annotazione di Borges che racconta questo momento, questa apparizione, con parole di grande acutezza letteraria: «a circa trecento o quattrocento metro mi chinai, presi un pugno di sabbia, lo lasciai cadere silenziosamente un po’ più lontano e dissi a bassa voce: “sto modificando il Sahara”. Il fatto era minimo, ma le ingegnose parole erano esatte e pensai che era stata necessaria tutta la mia vita perché io le potessi dire. Il ricordo di quel momento è uno dei più significativi della mia permanenza in Egitto».